Stati Generali del Paesaggio


LArticolo 9 della Costituzione Italiana recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".


E finalmente un governo, nella persona del ministro Franceschini, si è ricordato di onorare il secondo comma, con gli Stati Generali del Paesaggio che si son tenuti il 25 e 26 ottobre, nella suggestiva cornice del cortile di Palazzo Altemps a Roma.

Prima di continuare nella trattazione dell’argomento, mi corre l’obbligo di fare un plauso al MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) per aver messo in campo tutta la comunicazione digitale e telematica: tutto il materiale utile è stato messo a disposizione con un sito apposito www.paesaggioitaliano.beniculturali.it e le giornate, sono state trasmesse in diretta streaming e lasciate a disposizione sul canale youtube del MiBACT.TV (li trovate anche qui di seguito).

Altro plauso va alla signora Ilaria Carla Anna Borletti Dell'Acqua Buitoni, più comunemente Ilaria Borletti Buitoni che, nel suo impegno in qualità di Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, è la vera anima di questa come di altre iniziative prese dal ministro Franceschini, con lo stile proprio delle donne: grande competenza, passione, pragmaticità, scevra da protagonismo da primadonna.

Dal palco nel cortile del palazzo rinascimentale cinquecentesco Ilaria Borletti Buitoni fa una domanda che risuona come un appello: Regioni, dove siete con i vostri Piani Paesaggistici? Il sottosegretario ricorda come abbiano firmato e copianificato i piani paesaggistici insieme al dicastero, come prescrive il Codice dei Beni Culturali, solo poche amministrazioni regionali: la Puglia, la Toscana, il Piemonte, più di recente il Friuli Venezia Giulia. «Lazio e Umbria sono in fase avanzata, Lombardia e Liguria hanno fatto accordi per riprendere il piano paesaggistico». Restano pochissime Regioni ad aver adottato uno strumento che può regolare e dare indirizzi forti. E l’appello non include la Sicilia, che con le sue bellezze sui beni culturali fa praticamente Stato a sé.
Ainoi, l'attivissima sottosegretario sta imparando a sue spese, di operare in un paese coeso nella cialtroneria e nell'indifferenza ai temi che più dovrebbero interessare a tutti ed ognuno.


L’iniziativa, arriva  a quasi vent’anni dalla Conferenza nazionale del paesaggio che si tenne dal 14 al 16 ottobre del 1999 a Roma al Complesso di San Michele a Ripa; e a sette anni dalla Convenzione Europea del Paesaggio (vedi articolo) che si tenne il 19 luglio 2000 a Firenze a palazzo Strozzi, firmato e adottato dai Ministri della Cultura e dell'Ambiente del Consiglio d'Europa.


“Siamo l'unico Paese che tutela il paesaggio nella Carta costituzionale e di questo dobbiamo essere orgogliosi, così come del lavoro fatto negli ultimi dieci anni. Sulla base di questi principi, gli Stati Generali servono a spiegare che bisogna smettere di sprecare il suolo, che è necessario tutelare ancora di più le nostre coste e che lo Stato e le Regioni insieme devono difendere la bellezza del nostro paesaggio, che è un valore assoluto, non solo culturale ma anche economico, perché la bellezza italiana ha un grande valore nel Mondo” ha affermato il ministro Franceschini presentando i due giorni di dibattito, nei quali sono stati invitati oltre quaranta tecnici del settore - architetti, docenti universitari, dirigenti del MiBACT, giuristi, economisti, esponenti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo, la parte competente ed appassionata del Paese - (vedi nomi e profili), a confrontarsi sul futuro delle politiche paesaggistiche in Italia.

Punto di partenza dell’intera discussione è stata la presentazione del Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio, tenuta dal Sottosegretario di Stato al MiBACT, Ilaria Borletti Buitoni. Un’opera precisa e puntuale che presenta nel dettaglio lo stato dell’arte del settore. I dati Istat e Ispra contenuti nel Rapporto indicano con chiarezza i principali fenomeni e fattori che hanno inciso sulla qualità del paesaggio e sulle sue trasformazioni. Trasformazioni del territorio, come l’urbanizzazione diffusa, il consumo e spreco di suolo, i cambiamenti dei paesaggi rurali. Ma anche trasformazioni nella percezione sociale del paesaggio da parte dei cittadini.


LE 5 SESSIONI TEMATICHE

LEGISLAZIONE E DIRITTO AL PAESAGGIO

Esiste un diritto al Paesaggio? Le norme di tutela in gran parte nate nel secolo scorso e un ordinamento giuridico spesso frutto di una stratificazione di norme (ambientali, urbanistiche, edilizie) costituiscono il più idoneo strumento per preservare il patrimonio paesistico del nostro Paese?

Obiettivo della sessione sarà quello di riflettere sullo stato della normativa in tema di paesaggio, anche alla luce delle più recenti riforme intervenute in materia, e sul complesso intreccio di competenze tra Stato, Regioni ed Enti locali.

Inoltre, a poco meno di quindici anni dal Codice dei beni culturali e del paesaggio – e alla luce degli impegni assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione europea del Paesaggio – si ragionerà sullo stato della pianificazione paesaggistica per valutare cosa sarà necessario nei prossimi anni per agevolarne la realizzazione su tutto il territorio nazionale e per sciogliere quei nodi che ancora permangono nel rapporto, spesso complesso, tra vincolo paesaggistico e resto del territorio.

PAESAGGIO: BENE COMUNE E RISORSA ECONOMICA

Il paesaggio non è un giacimento da cui estrarre reddito, emozioni, sapere: queste diverse dimensioni del benessere e dello sviluppo nascono dalla libertà sostanziale della persona di relazionarsi col paesaggio e di lavorare in esso. Sviluppo è crescita, uguaglianza, sostenibilità. Affinché il paesaggio concorra alla crescita: non basta farne oggetto di consumo turistico; è necessario che esso sia centro di produzione e rigenerazione attraverso attività agro-silvo-pastorali, culturali, artigianali.
Affinché l’accesso al paesaggio sia uguale per tutti: nelle città, va chiuso il divario fra squallori e bellezze degli spazi comuni; nelle aree interne, occorre piegare i servizi fondamentali a misura delle esigenze dei residenti (è questo l’obiettivo della Strategia per le aree interne).
Affinché la libertà di accesso al paesaggio sia sostenibile per le generazioni future occorre che il governo ordinario del territorio sia guidato da una visione di lungo termine e quello straordinario, a fronte di terremoti o nubifragi, sia affidato a centri di competenza nazionale in permanente dialogo con i luoghi.

PAESAGGIO, POLITICHE DI TRASFORMAZIONE TERRITORIALE E QUALITÀ PROGETTUALE

Sul paesaggio intervengono, direttamente o indirettamente, quasi tutte le scelte di politica economica e sociale (infrastrutture, edilizia, energia, agricoltura, ecc.): come favorire la sinergia tra i diversi livelli istituzionali coinvolti nel governo del paesaggio?

Il paesaggio è una realtà in divenire. Affinché la sua trasformazione abbia carattere positivo e non regressivo, questa deve essere ispirata e orientata da giusti principi.
Favorire progetti sostenibili, contrastare il consumo di suolo, valorizzare i paesaggi e le loro storiche vocazioni, rivitalizzare i borghi, sostenere i processi di rigenerazione urbana delle periferie, guarire le trasformazioni infelici e avere il coraggio di demolire, promuovendo la qualità architettonica e urbanistica degli interventi, richiedono un impegno politico e una visione organica di lungo periodo.

LEGALITÀ E INCLUSIONE SOCIALE: VERSO IL DIRITTO A PAESAGGI DI QUALITÀ

Quale ruolo possono assumere le politiche paesaggistiche nella promozione e diffusione della cultura della legalità?

La Convenzione europea, firmata a Firenze nel 2000, indica il paesaggio come un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni tanto nelle zone paesaggisticamente rilevanti quanto in quelle della vita quotidiana, nei centri storici come nelle periferie.
Tuttavia il quadro non è omogeneo su tutto il territorio e si evidenziano situazioni di degrado, abusivismo, malessere sociale e criminalità.

CULTURA DEL PAESAGGIO: EDUCAZIONE, FORMAZIONE E PARTECIPAZIONE

Il potenziamento della cultura del paesaggio nei cicli educativi e la creazione di una specifica formazione per i professionisti del settore possono rafforzare la percezione del paesaggio come aspetto qualificante delle nostre vite?

I padri costituenti, con lungimiranza, hanno riconosciuto il valore etico-culturale del paesaggio, stabilendo un legame inscindibile tra sviluppo, ricerca, cultura, ambiente e tutela del patrimonio artistico-architettonico.
Il paesaggio è l’espressione iconografica delle genti che lo abitano e lo trasformano, è lo specchio della loro cultura e intelligenza: solo la consapevolezza dell’importanza del paesaggio può dunque garantire la conservazione delle eccellenze e vincere il degrado e l’abbandono.

Occorre allora diffondere la cultura del paesaggio, a partire dalla scuola, e promuovere la formazione di specialisti nel settore della conoscenza e della progettazione, sviluppando programmi multidisciplinari destinati ai professionisti del settore pubblico e privato.


Ai lavori, che hanno occupato per intero la prima giornata, ha fatto seguito, nella seconda giornata, una riflessione affidata al Cardinale Gianfranco Ravasi, con l’intervento “Pose l’uomo nel giardino per coltivarlo e custodirlo. Paesaggio, spiritualità e cultura”.

Al termine dei resoconti delle sessioni tematiche, le conclusioni sono state affidate al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni.



Il nostro paesaggio è uno dei più importanti patrimoni dell’Italia ma anche del mondo, per la sua varietà e la sua ricchezza di identità materiali ed immateriali, di genius loci, di biodiversità, di paesaggi urbani, antropizzati, naturali, rurali, con la presenza diffusa di beni architettonici e artistici.

L’identità italiana derivante dal paesaggio, nasce dall’incrocio ed incontro tra natura e storia di sovrapposizioni, ma anche di manomissioni e violenze architettoniche, di trasformazioni con pieni e vuoti creati dai dissesti sismici ed idrogeologici.
Vinceremo il confronto con le altre culture solo se sapremo consolidarci nelle nostre identità, e il paesaggio è il fil rouge del nostro vivere quotidiano e la carta d’identità del nostro popolo.

Il paesaggio è stato dibattuto in un’ottica antropocentrica; il termine condiviso da molti relatori, è stato uomo con la necessità di metterlo al centro del paesaggio, in quanto abitante fruitore e costruttore manutentore.
Il paesaggio è specchio di un popolo, e se in altri secoli ha rappresentato l’armonia tra uomo e natura, oggi ma non da oggi, purtroppo, è ferito e colpito dalla bulimia industriale ed edilizia.
La minaccia continua in forme diverse: il paesaggio è infatti minacciato da incuria, abusivismo, fragilità.
Per fortuna, come sempre avviene in Italia, più che le istituzioni pubbliche, e i piani nazionali coordinati e sinergici, la cultura della tutela del paesaggio si è imposta sempre più di anno in anno, grazie al lavoro di singole persone, gruppi d’azione ed associazioni locali. In definitiva, c'è bisogno di fare rete e lavorare tutti in sinergia.

Non basta tutelare la bellezza, bisogna anche prendersene cura, coinvolgere i cittadini rendendoli consapevoli, insegnando loro, fin dalla tenera età a vederla, a guardarla e rispettarla; condividendo con una partecipazione dal basso, la cura del paesaggio-territorio come casa comune, di tutta la comunità, di tutti ed ognuno.
Perché, se le minacce restano all’ordine del giorno, il consumo del suolo così come l’abusivismo, bisogna farlo per la sua fragilità, come quella sismica ed idrogeologica, si aggiungono anche le nuove minacce che arrivano dal cambiamento climatico; quindi, lavorare in linea con gli accordi di Parigi, lavorando anche per impedire che le grandi conseguenze dei cambiamenti climatici abbiano conseguenze sul nostro territorio e i nostri paesaggi.
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