2017 sta per finire l'Anno dei Borghi, tempo di bilanci


Una mattina dell'anno domini 2017, addì 15 febbraio, il Ministro Dario Franceschini dichiara aperto l’Anno dei Borghi, nell’ambito del convegno “La valorizzazione del patrimonio naturalistico, umano, culturale e artistico dei Borghi Italiani”, tenutosi a  Castel Sant’Angelo. In linea con il Piano Strategico del Turismo 2017-2022, la valorizzazione dei borghi punta, infatti, ad offrire un’esperienza turistica “slow”, più sostenibile e autentica, allo stesso tempo lontana e complementare rispetto a quella delle località universalmente note.
"Dopo il 2016 Anno nazionale dei cammini, che ha portato un grande successo, anche di numeri, era naturale che il 2017 fosse l'anno dei borghi, che sono un patrimonio straordinario del nostro Paese" dichiarò il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini. 

E' ottobre, tempo di passare dai programmi preventivi ai bilanci consuntivi. 
Naturalmente il Ministro, molto bravo a dimostrare la bontà e riuscita delle sue iniziative, porterà a suo favore i numeri dei turisti che hanno calpestato le nostre strade quest'estate, non per l'anno dei borghi, appropriandosi anche di coloro che non sono andati all'estero causa crisi economica e pericolosità internazionale.

Il Progetto, pur scontato in partenza nella sua capacità di coinvolgimento ed interesse da parte di tutti e tutte le istituzioni, ha mostrato da subito l'italianità cialtrona: infatti, l'adesione e il sostegno sono venuti da sole 18 su 20 Regioni - le mancanti 2 regioni, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, perché non hanno aderito al progetto -; naturalmente non sono mancate all'appello, l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), l'Enit (Ente Nazionale Italiano del Turismo) e tutte le associazioni che da sempre si occupano dei borghi in Italia. 
Non pervenute le Apt (Aziende di Promozione Turistica), disperse le Province, alla ricerca dell'identità perduta.

Il progetto, funzionale a quanto previsto dal Piano Strategico 2017-2022 che ha tra i propri obiettivi il rinnovamento e l’ampliamento della offerta turistica, la valorizzazione di nuove mete e la creazione di occupazione. “I borghi si spopolano perché non c’è lavoro - dichiarò Franceschini - ma se si creano occasioni di occupazione, come dimostra la bellissima esperienza degli hotel (Alberghi, meglio sarebbe usare l'Italiano signor Ministro) diffusi, tornano anche le persone e i giovani". 
Il Ministro annunciò che “l’Amministrazione stava lavorando per realizzare, a maggio, gli Stati generali dei borghi, in modo che l’Anno dei Borghi diventasse una grande sfida nazionale, capace di dare frutti molto importanti al territorio - e aggiunse - saranno tante le iniziative per raccontare tradizioni e cultura di luoghi meravigliosi”.  
Ma si sa, di buone intenzioni è lastricato l'inferno, e quelle politiche sono le lastre più grosse. Gli Stati Generali di maggio non si sono mai svolti.

Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo, ebbe ad affermare entusiasticamente che “la novità introdotta dall’istituzione dell’Anno dei Borghi è la creazione di linee di indirizzo rivolte ai Segretariati regionali e fornire loro indicazioni chiare per il rilancio del settore. È una piccola rivoluzione: si parte da risorse già allocate dal Mibact su un progetto di eccellenza Borghi, viaggio italiano, il cui capofila è la Regione Emilia-Romagna, che viene esteso alle altre Regioni. Alla base di tutto c’è la condivisione e la partecipazione, che è la filosofia del Piano Strategico. Passeremo da un sistema puntuale a un sistema organizzato con un suo brand, un protocollo di prodotto, una sua commercializzazione integrata nella grande offerta turistica italiana messa in sinergia con il sistema infrastrutturale”. 
Simpatica utopia: già la sinergia, la condivisione e la partecipazione sono minate dalle defezioni di partenza; il resto lo farà l'atteggiamento delle istituzioni ed amministrazioni locali, costituite da cittadini, che ad oggi non hanno saputo neanche realizzare la rete digitale.

All'italiana, sebbene si parli di fondi, quindi di soldi, quante istituzioni locali attueranno le linee guida, quante altresì si rifugeranno nella scusa della scarsità di fondi; perché i soldi che venivano dati all'Emilia Romagna vengono ripartiti per 20, bruscolini. 
Se "alla base di tutto c’è la condivisione e la partecipazione, che è la filosofia del Piano Strategico", per un progetto al quale hanno aderito 18 su 20 regioni, chi si illude che possa essere sviluppato e portato avanti, sebbene ottimo nelle intenzioni. Questo ci distingue dalla Germania, non siamo in grado né di obbedire né di combattere all'unisono; altro che brand, protocolli di prodotto, commercializzazione integrata, offerta turistica messa in sinergia con il sistema infrastrutturale.
Per fortuna, la creatività e lo spirito d'iniziativa in ordine sparso non ci mancano; lo dimostrano le iniziative delle Bandiere Arancioni del TCI (Touring Club Italiano), delle associazioni d'identità dei Borghi Autentici, dei Borghi Più belli d'Italia e l'Associazione Nazionale Alberghi Diffusi; il portale dell'Anci dedicato ai 
"Borghi Viaggio Italiano" e l'impegno profuso dall'Unpli (Unione Nazionale Pro Loco italiane): 
“Stiamo lavorando alla realizzazione di un registro on line del patrimonio culturale immateriale e di un calendario delle ritualità, strumenti che possono rappresentare la base per la promozione emozionale e per lo storytelling dei territori, ai fini di una valorizzazione turistica dei borghi”  ha annunciato il presidente delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina. È un percorso che l’Unpli ha già avviato con il lavoro di raccolta del patrimonio culturale immateriale d’Italia, confluito nel canale/inventario “Memoria Immateriale” dove sono disponibili oltre 1300 video; il canale ha totalizzato fin qui 3,5 mln di visualizzazioni.

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